Terminologia
Termine
Spiegazione breve
Esempi
Avverbi di negazione
Avverbi come bù 不/不 ‘no, non’; mèi 没/沒 ‘no, non (perfettivo), bié 别/别 ‘non…! (imperativo)’ sono usati per negare un’azione o uno stato.
Classificatori nominali
Posti subito dopo un numero, un pronome dimostrativo o un pronome interrogativo e prima di un nome di cui determina l’unità, in relazione alle sue proprietà, per numerarla o indicarla. Tra i classificatori nominali si possono distinguere i classificatori semantici, scelti in base a motivazioni legate alle proprietà innate dell’oggetto, e i quantificatori (vedi sotto). Alcuni esempi sono: běn 本/本 che individua gli oggetti in base alla loro proprietà di essere dei volumi, kuài 块/塊 che individua gli oggetti in base alla loro forma in ‘pezzi’, jiàn 件/件 che è usato per indumenti per la parte superiore del corpo, eventi, documenti ufficiali o regali, etc.
Classificatori verbali
Frammentano l’azione o lo stato espresso dal verbo precisandone la frequenza o l’aspetto delimitativo dell’azione. Si pongono subito dopo il verbo e sono preceduti da un numerale. Alcuni esempi sono: cì 次/次 ‘volta’, yíxià(r) 一下(儿)/一下(兒) ‘un po’, un attimo’’, yì yǎn 一眼/一眼 ‘uno sguardo, etc.
Complementi predicativi
Si definiscono tali i complementi di grado, direzione, risultato, quantità, durata e la resa in cinese del complemento di incidenza (vedi sotto), che vengono posti dopo il predicato.
Vedi gli esempi dei rispettivi complementi menzionati.
Complementi quantitativi
Si definiscono tali i complementi che danno informazioni sulla quantità dell’azione in termini di durata, quantità e occorrenza. Rientrano tra questi il complemento di durata (vedi sotto), il complemento di quantità e la resa in cinese del complemento di incidenza (vedi sotto).
Vedi gli esempi dei rispettivi complementi menzionati.
Complemento di direzione
Posto dopo il predicato, indica il percorso dell’azione e situa l’enunciato nello spazio in rapporto al parlante. Quando un verbo che implica un movimento è seguito dai verbi lái 来/來 ’venire’ o qù 去/去 ’andare’, che indicano un movimento di avvicinamento o di allontanamento rispetto al parlante, si tratta di un complemento di direzione semplice. Ad esempio: shànglái 上来/上來 ‘salire (avvicinadosi al parlante)’ o chūqù 出去/出去 ‘uscire (allontanandosi dal parlante)’. Quando un verbo che implica un movimento è seguito da un altro verbo che dà un’ulteriore informazione sul movimento, come jìn 进/進 ‘entrare’ o guò 过/過 ‘passare’, e dai verbi lái 来/來 ’venire (avvicinamento rispetto al parlante)’ o qù 去/去 ’andare (allontanamento rispetto al parlante)’, si parla di complemento di direzione complesso. Ad esempio: dài jìnlái 带进来/帶進來 ‘portare (dentro e avvicinandosi al parlante)’.
Complemento di durata
Posto dopo il predicato, esprime la durata dell’azione o dello stato, oppure indica il tempo trascorso da un evento o un’azione menzionata. Poiché fornisce informazioni sulla quantità dell’azione in termini di durata, rientra nella categoria dei complementi quantitativi, insieme alla resa cinese del complemento di incidenza (vedi sotto).
Complemento di grado
Posto dopo il predicato, indica la misura in cui si è svolta un’azione (in questo caso viene anche definito complemento di modo e maniera) o l’intensità raggiunta da un aggettivo o un verbo che descrive uno stato (complemento di grado). Si realizza collocando la particella strutturale de 得/得 (vedi sotto) tra il predicato e un aggettivo oppure un’intera frase.
(Resa del) Complemento di incidenza
Posto dopo il predicato, indica la quantità di volte in cui si è verificata l’azione tramite l’uso dei classificatori verbali (vedi sopra). Poiché fornisce informazioni sulla quantità dell’azione in termini di occorrenza, viene incluso nella categoria dei complementi quantitativi, insieme al complemento di durata (vedi sopra) e quantità.
Complemento di risultato
Posto dopo il predicato, indica il risultato derivante dal compimento dell’azione. È formato da due elementi lessicali che funzionano come un unico verbo; il secondo elemento del composto, che può essere un verbo o un aggettivo, viene definito complemento di risultato. Tra questi ci sono: cuò 错/錯 ‘sbagliato’ che indica che l’azione si è conclusa con un errore, chéng 成/成 ‘diventare’ che introduce il risultato della trasformazione indotta dal predicato, dào 到/到 ‘arrivare’ che indica il raggiungimento di un certo punto o livello, etc. Nella traduzione italiana dei complementi di risultato, talvolta si ricorre all’uso di avverbi o complementi di modo per rendere il significato delle due componenti (ad es. xiě cuò 写错/寫錯 ‘scrivere male’); in altri casi, invece, si utilizza un unico verbo per esprimere il significato complessivo (ad es. zhǎo dào 找到/找到 ‘trovare’).
Congiunzioni disgiuntive
Presentano un’alternativa tra due o più elementi lessicali tramite le congiunzioni háishi 还是/還是 ‘o, oppure’ nelle frasi interrogative e huòzhě 或者/或者 ‘o, oppure’ nelle frasi affermative.
Frasi a perno
Costitute da un verbo causativo (vedi sotto) o da altre categorie di verbi, come yuánliàng 原谅/原諒 ‘scusare, perdonare’, che introducono un oggetto (ovvero il perno della frase) il quale diventa il soggetto del secondo verbo o aggettivo in funzione predicativa.
Frasi avversative
Esprimono fatti o concetti che stanno in un rapporto di opposizione e sono introdotte da congiunzioni come dàn(shì) 但(是)/但(是) ‘ma, tuttavia’, kěshì 可是/可是 ‘ma, però’, bùguò 不过/不過 ‘ma, nondimeno’, etc.
Frasi causali
Esprimono la causa o la motivazione di quanto comunicato nella frase principale. Possono essere introdotte da congiunzioni come yīnwèi 因为/因為 ‘poiché’, oppure possono rimanere non marcate e avere congiunzioni consecutive come yīncǐ 因此/因此 ‘perciò’ ad introdurre la frase principale. Inoltre, possono essere realizzate tramite costrutti come yīnwèi… suǒyǐ… 因为/因為……所以/所以…… ‘poiché, dato che… quindi…’
Frasi concessive
Indicano una concessione, ovvero una situazione o un fatto nonostante i quali si verifica comunque quanto espresso nella frase principale. I costrutti più comuni sono introdotti da congiunzioni e avverbi come suīrán…dànshì/kěshì… 虽然/雖然……但是/但是 – 可是/可是…… ‘sebbene… (ma/tuttavia)…’
Frasi conclusive
Esprimono una deduzione logica o una conclusione derivante da quanto espresso nella frase principale che le precede, e sono introdotte da congiunzioni come suǒyǐ 所以/所以 ‘quindi, perciò’ e/o avverbi come jiù 就/就 ‘
Frasi condizionali
Esprimono la condizione che si deve verificare affinché avvenga quanto espresso nella frase principale, e sono realizzate tramite costrutti come zhǐyǒu… cái… 只有/只有……才/才…… ‘solo se… allora…’
Frasi coordinate
Sono frasi legate da un rapporto paritario e poste sullo stesso piano sia dal punto di vista sintattico che semantico. In cinese le frasi coordinate includono: la frase copulativa, la frase correlativa, la frase avversativa, la frase disgiuntiva, la frase temporale e la frase conclusiva.
Vedi gli esempi delle rispettive frasi menzionate.
Frasi copulative
Esprimono un’aggiunta rispetto a quanto espresso nella frase principale e sono introdotte da congiunzioni coordinative come bìng 并/並 ‘inoltre, in aggiunta’ e avverbi come yě 也/也 ‘anche’, hái 还/还 ‘inoltre, anche’ e yòu 又/又 ‘ancora, nuovamente’.
Frasi correlative
Sono introdotte da congiunzioni o avverbi che permettono di creare un parallelismo tra di esse. Le strutture più comuni sono introdotte da avverbi o congiunzioni come yòu… yòu… 又/又……又/又…… ‘sia… sia…’’, yībiān… yībiān… 一边/一邊……一边/一邊…… ‘sia… sia… (allo stesso tempo)’, bùdàn… érqiě… 不但/不但……而且/而且…… ‘non solo… ma anche…’’, etc.
Frasi di esistenza
Permettono di esprimere la presenza e l’esistenza di qualcuno o qualcosa in un determinato luogo o momento. Sono generalmente costituite da un nome di luogo – con o senza posposizione (vedi sotto) – oppure di tempo, seguito da un verbo e dall’elemento di cui si indica l’esistenza o la posizione. Alcuni verbi che danno vita a queste frasi sono: yǒu 有/有 ‘esserci, trovarsi’, shì 是/是 ‘essere, trovarsi’ e alcuni verbi seguiti dalla particella aspettuale zhe 着/著.
Frasi disgiuntive
Esprimono un’alternativa tra due o più opzioni rispetto alla frase principale tramite le congiunzioni huòzhě 或者/或者 ‘o’ per la forma affermativa e háishi 还是/還是 ‘o’ per l’interrogativa.
Frasi ipotetiche
Introducono un’ipotesi o una supposizione, dalla cui realizzazione dipende la conseguenza espressa nella frase principale. I costrutti più comuni sono introdotti da congiunzioni e avverbi come rúguǒ… (jiù)… 如果/如果……(就/就)…… ‘se…. (allora)…’
Frasi subordinate
Sono frasi dipendenti dalla frase principale sia dal punto di vista sintattico sia da quello semantico. In cinese si distinguono in: frase ipotetica, frase concessiva, frase causale, frase condizionale (vedi sopra) e frase finale.
Vedi gli esempi delle rispettive frasi menzionate.
Frasi temporali
Mettono in sequenza due o più azioni o eventi, e sono introdotte da avverbi o congiunzioni come yī… jiù… 一/一……就/就…… ‘non appena… subito…’, xiān… ránhòu/zài… 先/先……然后/然後 – 再/再…… ‘prima… poi…’, etc.
Modificatori
Termine usato per indicare qualsiasi elemento che modifica, determina, descrive o specifica un altro elemento che lo segue. Possono fungere da modificatori nominali elementi come nomi, pronomi, aggettivi, numerali o dimostrativi accompagnati da classificatore, ma anche verbi, sintagmi preposizionali o intere frasi. Possono invece fungere da modificatori verbali elementi come avverbi, aggettivi o locuzioni avverbiali. Le particelle strutturali (vedi sotto) de 的/的 e de 地/地 svolgono rispettivamente la funzione di marca della modificazione nominale e marca della modificazione verbale.
Morfema
Unità minima significativa della lingua, unione di forma e significato. Sono definiti morfemi liberi quei morfemi che possono svolgere autonomamente una funzione comunicativa e che quindi costituiscono parole. Sono invece definiti morfemi legati quei morfemi che devono combinarsi con altri morfemi (liberi o legati) per poter svolgere una funzione comunicativa e che, pur avendo un significato, non possono costituire parole autonome.
chī 吃 / 吃 ‘mangiare‘ (morfema libero e quindi una parola); mín 民 / 民 (morfema legato) che può divenire una parola se unito a un altro morfema come in rénmín 人民 / 人民 ‘popolo‘.
Oggetto locativo
Si tratta di un nome di luogo che svolge la funzione di oggetto e segue direttamente il verbo. A differenza dell’italiano, i verbi di moto in cinese possono essere usati transitivamente ed essere seguiti direttamente da un luogo senza l’uso di preposizioni.
Particelle aspettuali
Marcano l’aspetto dell’azione. Si tratta di tre particelle — le 了1/了1, guo 过/過 e zhe 着/著 — che si collocano dopo il predicato e contribuiscono a indicare se l’azione è vista come compiuta e delimitata (aspetto perfettivo), come avvenuta almeno una volta nel passato (aspetto esperienziale), oppure come in corso di svolgimento o che perdura (aspetto imperfettivo).
Particelle modali
Si collocano alla fine della frase e differenziano le frasi in dichiarative, volitive, interrogative ed esclamative, oltre ad aggiungere diverse sfumature emotive o pragmatiche. Tra le particelle modali più comuni vi sono a 啊/啊, ba 吧/吧, le 了2/了2, ma 吗/嗎, ne 呢/呢, etc.
Particelle strutturali
Collegano diversi elementi della frase specificandone la funzione grammaticale. Tra le principali particelle strutturali vi sono de 的/的 che marca la modificazione nominale, de 地/地 che marca la modificazione verbale, e de 得/得 che marca il complemento di grado (vedi sopra).
Posposizioni
Indicano la posizione di un nome nello spazio o nel tempo. Possono essere monosillabiche, come shàng 上/上 ‘su, sopra’, xià 下/下 ‘giù, sotto’ o lǐ 里/裡 ‘dentro’; oppure bisillabiche formate con suffissi, come biān 边/邊, o prefissi, come yǐ 以/以.
Predicato aggettivale
Si realizza quando un aggettivo, posto dopo il soggetto, ne descrive una qualità o una caratteristica e svolge direttamente la funzione di predicato, senza bisogno del verbo ‘essere’. A differenza dell’italiano, infatti, in cinese gli aggettivi possono funzionare autonomamente come predicati della frase.
Predicato nominale
Si realizza quando un nome svolge direttamente la funzione di predicato, senza l’uso di un verbo. A differenza del cinese, in italiano i nomi non possono fungere da predicati.
Predicato verbale
Si realizza quando il predicato della frase è costituito da un verbo, come avviene anche in italiano.
Preposizioni
Precedono un nome, un pronome o un verbo, e introducono informazioni relative a luogo, tempo, destinatario, compagnia, modo, argomento, causa, esclusione, paragone o agente, oltre a poter anticipare il complemento oggetto prima del verbo. Molte preposizioni cinesi derivano storicamente da verbi transitivi e alcune mantengono ancora oggi anche un uso verbale; è quindi la posizione nella frase a determinarne la funzione (ad es. zài 在/在 può fungere da preposizione con il significato di ‘in, a’, oppure da verbo con il significato di ‘stare, trovarsi’). La preposizione insieme all’elemento che la segue forma un sintagma preposizionale (vedi sotto).
Pronomi dimostrativi
Evitano la ripetizione di un nome che indica qualcuno o qualcosa e, allo stesso tempo, ne indicano la posizione nello spazio e nel tempo rispetto a chi parla o ascolta. I pronomi dimostrativi più comuni derivano dalla combinazione dei morfemi zhè 这/這, usato per persone o cose vicine a chi parla, e nà 那/那, usato per persone o cose lontane a chi parla, con classificatori (vedi sopra) e morfemi legati (vedi sopra) come er 儿/兒, lǐ 里/裡, etc.
Pronomi indefiniti
Indicano qualcuno o qualcosa in modo generico e indeterminato. Tra i pronomi indefiniti più comuni vi sono měi 每/每 ‘ciascuno, ogni, ognuno, tutti’ e gè 各/各 ‘ogni, ognuno, ciascuno, tutti’. Anche i pronomi interrogativi (vedi sotto) possono assumere valore indefinito in frasi affermative, come shénme 什么/什麼 ‘qualcosa, qualunque cosa’, shéi 谁/誰 ‘qualcuno, chiunque’, nǎ ge 哪个/哪個 ‘qualcuno, chiunque’, etc.
Pronomi interrogativi
Sono spesso definiti anche sostituti interrogativi per evidenziare la loro funzione di sostituti di nomi di persone, cose, luoghi o maniere. Tra i pronomi interrogativi più comuni vi sono shénme 什么/什麼 ‘cosa?’, shéi 谁/誰 ‘chi?’, nǎ 哪/哪 ‘quale?’, duōshǎo 多少/多少 ‘quanto – quanti?’, etc.
Quantificatori
Sono un tipo di classificatore nominale e si collocano subito dopo un numero, un pronome dimostrativo o un pronome interrogativo e prima di un nome, per indicarne o quantificarne l’unità. A differenza di altri classificatori, i quantificatori non dipendono dalle caratteristiche innate dell’oggetto, ma ne esprimono la quantità tramite unità di misura, insiemi, parti o quantità indefinite. Tra i quantificatori più comuni vi sono jīn 斤/斤 ‘mezzo chilo’, bāo 包/包 ‘pacco’, shuāng 双/雙 ‘paio’, xiē 些/些 (espressione del plurale indefinito spesso accompagnato da pronomi dimostrativi e interrogativi), etc.
Sintagma nominale
È costituito da un nome modificato a sinistra da altri elementi lessicali che fungono da modificatori nominali (vedi sopra), come nomi, pronomi, aggettivi, numerali o dimostrativi accompagnati da classificatore, ma anche verbi, sintagmi preposizionali o intere frasi.
Sintagma preposizionale
È costituito da una preposizione (vedi sopra) seguita da un elemento lessicale, come un nome, un pronome o un verbo. In cinese, il sintagma preposizionale precede generalmente il verbo principale della frase, mentre in italiano può comparire anche dopo il verbo o alla fine della frase.
Sintagma verbale
È composto da un verbo, spesso accompagnato da un oggetto o da un complemento predicativo (vedi sopra). Fanno parte del sintagma verbale anche i modificatori verbali (vedi sopra) che precedono il verbo, come avverbi, aggettivi o locuzioni avverbiali.
Verbi a oggetto interno
Sono verbi bisillabici in cui i due caratteri possono essere separati (per questo chiamati anche verbi separabili). Solitamente, il primo elemento lessicale è un verbo che indica l’azione, mentre il secondo è un nome che rappresenta l’oggetto generico di tale azione.
Verbi ausiliari modali
Sono verbi che precedono il verbo principale e ne modificano il significato esprimendo volontà, desiderio, possibilità, capacità o necessità. Tra i più comuni vi sono yào 要/要 ‘dovere’, xiǎng 想/想 ‘volere’, huì 会/會 ‘potere’, etc.
Verbi in serie
Si tratta di due (o raramente più) verbi o sintagmi verbali presenti nella stessa frase, collegati da un rapporto di successione, scopo o mezzo. Ogni verbo può essere accompagnato da un proprio oggetto, anche locativo (vedi sopra), e tutti i verbi condividono lo stesso soggetto nella frase.
Verbi causativi
Sono verbi d’azione transitivi che reggono un oggetto e indicano che qualcuno fa compiere o permette di compiere un’azione a qualcun altro. Possono esprimere significati come obbligare, ordinare, permettere, concedere, convincere o invitare. I verbi causativi introducono spesso le cosiddette frasi a perno (vedi sopra).