Fondamenti di grammatica cinese
Questa pagina fornisce una panoramica delle principali caratteristiche della grammatica cinese.
1. Ordine delle parole SVO
Come in italiano, l’ordine base delle parole in cinese è SVO: soggetto + verbo + oggetto.
2. Il modificatore/determinante precede l’elemento modificato/determinato
In cinese, i modificatori nominali precedono i nomi o i pronomi che modificano. Per esempio, gli aggettivi, le proposizioni relative e i possessivi precedono tutti il nome.
I modificatori verbali precedono i verbi e gli aggettivi che modificano. Per esempio, i verbi modali precedono i verbi che modificano e gli avverbi precedono i verbi o gli aggettivi che modificano.
3. Tipi di predicato
In cinese esistono tre tipi di predicato: predicati verbali, aggettivali e nominali.
I predicati verbali sono verbi usati come predicato della frase, come avviene in italiano.
I predicati aggettivali sono aggettivi usati come predicato della frase. Diversamente dall’italiano, non necessitano di essere preceduti dal verbo ‘essere’.
I predicati nominali sono alcuni nomi, soprattutto quelli che indicano età, orario e date, che possono funzionare come predicato della frase. Diversamente dall’italiano, non devono essere preceduti da un verbo.
4. Struttura tema-commento
Quando l’oggetto di un’azione è già noto a entrambi gli interlocutori, può comparire all’inizio della frase come tema. Il resto della frase funziona quindi come commento sul tema. In questi casi, l’ordine delle parole è OSV: oggetto + soggetto + verbo.
5. Principio della sequenza logico-temporale
Diversamente dall’italiano, le informazioni in una frase cinese sono organizzate secondo l’ordine temporale naturale degli eventi. Per esempio, immaginando che Marco viaggi da Roma a Pechino in aereo per studiare cinese. Nella realtà, prima sale sull’aereo, poi l’aereo parte da Roma, arriva a Pechino e infine Marco studia cinese. Questa sequenza di eventi si riflette nell’ordine degli elementi della frase cinese.
Questo principio si applica anche quando le frasi sono collegate da congiunzioni. Per esempio, nelle frasi causali, la causa (la malattia) normalmente precede la conseguenza (l’assenza da scuola), mentre l’italiano consente una maggiore flessibilità nell’ordine delle frasi.
Questo principio si applica anche a tutte le costruzioni verbo-complemento. Per esempio, il complemento di risultato segue il verbo perché l’azione che deve verificarsi prima che il suo risultato diventi visibile; il complemento di grado segue il verbo perché l’azione deve verificarsi prima che il suo grado o la sua intensità possano essere percepiti; il complemento direzionale segue il verbo perché il movimento avviene per primo e solo successivamente la direzione diventa chiara. Allo stesso modo, la quantità, la durata e la frequenza di occorrenza di un’azione diventano identificabili solo dopo che essa ha avuto luogo, motivo per cui anche i complementi quantitativi sono collocati dopo il verbo.